19-09-16 • COMUNICATO STAMPA – Il biologico fa bene anche a chi non lo mangia!

Basta anche una rapida occhiata ai dati relativi all’impatto dell’agricoltura sull’emissione di gas serra responsabili dei cambiamenti climatici, a evidenziare da un lato quanto essa sia rilevante e, dall’altro, quanto si potrebbe fare per mitigarne gli effetti e adattare le pratiche ai cambiamenti del clima, se si sostenesse una massiccia conversione al biologico. Secondo la FAO le emissioni agricole di produzione vegetale e animale ammontano a 5,3 miliardi di tonnellate di CO2, pari al 14,6% del totale delle emissioni legate alla combustione delle fonti fossili di energia. In Italia il comparto agricolo è un emettitore netto di gas serra e contribuisce per circa il 7% alle emissioni totali nazionali (dati presentati da Lorenzo Ciccarese, ricercatore ISPRA, al recente SANA – Salone internazionale del biologico e del naturale). Allo stesso tempo è evidente come le pratiche agricole che caratterizzano il biologico (copertura vegetale dei suoli, riduzione delle lavorazioni, accumulo di sostanza organica, allevamento basato sui foraggi e non sui concentrati, ecc.) siano in grado di ridurre le emissioni (secondo il Rodale Center negli USA il bio utilizza il 45% in meno di energia e produce il 40% in meno di emissioni) e migliorare la capacità di adattamento delle produzioni agricole al clima che cambia. Detta in altre parole quindi, l’agricoltura bio non solo riduce le cause del cambiamento climatico, ma è anche in grado di continuare a produrre, evolvendosi, con il clima in rapido cambiamento.

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“Quindi” conclude Maria Ida Turello del direttivo di AIAB-APROBIO FVG “il bio fa bene anche a chi non lo mangia e persino a chi non lo pratica!”. E non è la sola a dirlo, visto che sono gli stessi concetti espressi da Hans Herren, presidente del Millennium Institute. “Un vero cambio di prospettiva: da “chi inquina con l’agricoltura intensiva danneggia anche me” a “il bio fa bene a tutti, anche a chi non lo pratica!”. Questo spiega, se ce ne fosse ancora bisogno, perché l’Unione Europea riserva degli specifici pagamenti agro-ambientali alle aziende biologiche: non sono quindi “contributi” ma la “retribuzione di un servizio alla collettività”. E bene ha fatto la Regione Friuli Venezia Giulia a prendere una posizione chiara e forte sul biologico, i cui effetti si leggono anche dai numeri dei nuovi produttori bio regionali. Avanti così, per il bene di tutti, anche dei nostri detrattori!”.

Per sapere chi sono i produttori biologici regionali e quali sono i metodi produttivi che utilizzano (climate friendly!) vi invitiamo ai due appuntamenti autunnali con il biologico. Domenica 25 settembre 2016 venti aziende biologiche della regione apriranno le porte ai visitatori in occasione di Biofattorie aperte, offrendo la possibilità di trascorrere una giornata in campagna all’insegna del benessere e delle attività all’aria aperta per adulti e bambini. A seguire, domenica 2 ottobre 2016 si svolgerà la BioDomenica a Trieste, in piazza Goldoni, una giornata di confronto tra il mondo degli agricoltori biologici e i cittadini, in cui potrete trovare aree di promozione e vendita da parte di aziende agricole biologiche certificate, eventi informativi e presentazione di attività regionali virtuose e sostenibili. Meglio se venite in bici!

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