La camelina, un’opzione in più per le rotazioni
di Cristina Micheloni

Da qualche mese se ne sente parlare per l’interessante contenuto di antiossidanti, soprattutto omega-3 ma non solo. Sembra proprio interessante sia come olio per uso umano, alimentare ma anche cosmetico, ma anche per uso zootecnico. Infatti oltre al profilo nutrizionale dell’olio, che ad esempio può incrementare il contenuto di omega-3 anche nelle uova, se utilizzato nell’alimentazione delle ovaiole, il panello che “avanza” dalla spremitura contiene una bella quantità di proteine e con gli aminoacidi essenziali che nemmeno la soia apporta.

Per una volta in Friuli non siamo così arretrati e la camelina l’abbiamo già seminata lo scorso autunno. Ora ha una bellissima fioritura e a breve valuteremo il raccolto.

Nel bio ci è di particolare interesse perchè:
• è una coltura autunno-vernina che ci aiuta a diversificare la rotazione, essendo una crucifera;
• richiede ben poco in termini di fertilizzazione e di lavoro;
• ha anche un effetto antinematode;
• lascia libero il suolo presto e consente una seconda coltura.

Ma non facciamoci prendere da facili entusiasiasmi, siamo pur sempre friulani…:
• il seme è molto piccolo, quindi richiede un po’ di cura alla preparazione del letto di semina ed alla semina;
• serve una valutazione delle varietà disponibili che provengono dal Centro Europa, dal Canada ed alcune sono state selezionate in Italia, però c’è ancora un bel po’ di lavoro da fare;
• la spremitura di un seme così piccolo richiede attrezzatura adeguata.

Insomma, si tratta di una bella sfida ed una concreta possibilità, come va di moda dire ora: costruiamone una filiera… ma facciamolo per davvero!